| GeologiaSenzaFrontiere si racconta in TV a "10' DI..." |
| Martedi 8 luglio alle 9.30 su Rai 1 Gsf sarà ospite della trasmissione "10' DI...", il programma messo a disposizione del mondo dell'associazionismo e della cultura. Da non perdere! |
| In questo numero: |
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| Maji na Shule - acqua e scuola in tre villaggi della Tanzania |
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Oltre a sostenere l’educazione primaria e secondaria, diritto universale, e facilitare l’accesso all’acqua, uno degli Obiettivi del Millennio, gli interventi sono stati indirizzati a coinvolgere le comunità romane e della Tanzania, stimolando la responsabilità sociale e rafforzando la capacità di partecipazione. Il progetto ha permesso la costruzione ex-novo di 2 aule complete di banchi a Somanga Simu; la costruzione di una aula ex-novo e la ristrutturazione di un edificio da adibire a convitto per gli studenti disabili di tutto il Distretto di Kilwa; il completamento di 4 aule, compresive di banchi e la realizzazione di un sistema di raccolta delle acque piovane da utilizzare come risorsa idrica nella scuola di Jongowe, situata sull’isola di Tumbatu, poco a nord di Zanzibar. Per tutte le tre scuole è stato effettuato un seminario di sensibilizzazione e formazione rivolto agli insegnanti e ai genitori per la gestione attiva e partecipata delle strutture. La metodologia adottata ha cercato di evitare interventi "dall'alto", stimolando la partecipazione della popolazione nella pianificazione e nella realizzazione delle azioni previste, sia direttamente nelle spese, sia sottoforma di forza lavoro. I finanziamenti dei donatori non hanno coperto completamente le spese del progetto, poichè era previsto che le opere sarebbero state realizzate con il contributo parziale delle comunità locali. Per facilitare questo approccio è stato coinvolto il partner locale YOSEFO e le Associazioni locali White Star e Jema, nonché le autorità nazionali e distrettuali, assieme ai quali sono stati definiti e approvati i piani operativi e concordato il monitoraggio e la valutazione dei risultati. Inoltre, per la realizzazione e il completamento dei manufatti realizzati nel progetto sono stati utilizzati procedimenti, architetture e materiali tipici del contesto locale. Perseguendo il rispetto dell'ambiente, la costruzione delle nuove strutture è stata valutata anche in termini di sostenibilità ambientale. Il sistema di raccolta d’acqua piovana
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| Una Geologa in Colombia |
| di Natalia Pardo Villaveces Scrivere sulla situazione colombiana vista dal punto di una geologa non è semplice, appunto per le problematiche che riguardano la storia geologica intrecciata con quella sociopolitica del paese. Da una parte si parla di una regione molto complessa, risultante dall’interazione fra tre placche tettoniche: quella di Nazca, quella dei Caraibi e quella Sudamericana, la cui impronta è rimasta in quattro regioni che compongono l’intero paese: al Nord si estendono i Caraibi con deserti, lagune, pantani e il rilievo costiero più alto del mondo, “La Sierra Nevada de Santa Marta”, dove abitano gli indigeni Kogi che custodiscono i meravigliosi segreti su quella formazione. Al Sud si estende l’imponente Amazzonia, cresciuta uno dei cratoni più antichi del Sudamerica, “El cratón de Guyana”, dove risiedono numerose tribù che curano le ricchezze naturali della foresta, ma che oggi è sede delle disastrose fumigazioni fatte dal governo e condotte dagli Stati Uniti con il famoso “Plan Colombia”. Il progetto pretende di sterminare le coltivazioni di coca ed amapola senza tenere in conto che ormai i veleni impregnano tutto il territorio e stanno simultaneamente danneggiando gli ecosistemi del nostro polmone sudamericano. Ad Est si estende un’enorme pianura, “Los Llanos Orientales” che copre circa 250.000 km2 ed è sede dei più importanti giacimenti petroliferi, in mano delle grandi multinazionali straniere. La parte centrale ed occidentale del paese, invece, è delineata dalle Ande, che dal sud della Colombia si dividono in tre, formando le nostre imponenti “Cordilleras” che raggiungono altezze oltre i 5.550 m e che sono separate dalle valli interandine lungo le quali scorrono le arterie fluviali del paese. Nelle Ande si sono sviluppate la maggior parte delle civilizzazioni e manifestazioni culturali, contengono infinite risorse idriche, minerali ed è il luogo dove la Terra, “Pacha Mama”, ha concentrato la sua vitalità sismica e vulcanica. Quest’ultima, infatti, ha permesso la formazione di terre fertilissime che ci hanno garantito uno dei posti più alti per quanto riguarda la qualitá del caffè a livello mondiale. La Colombia, quindi, riunisce una favolosa ricchezza per coloro che hanno deciso d’imparare a leggere il libro della natura terrestre. I primi esploratori degli anni ’20 furono principalmente tedeschi che ci lasciarono le prime carte topografiche e geologiche, anche se già von Humbolt aveva realizzato le prime descrizioni nel XVIII secolo. In seguito, la febbre dell’oro nero ha portato lo sviluppo della geologia del petrolio mentre si faceva sempre più evidente il conflitto interno tra i due partiti politici dominanti, il che, coadiuvato dalla sproporzionata distribuzione di terre e ricchezze, diventava il motore per la nascita dei primi movimenti guerriglieri negli anni ’40. Sin da quell’epoca fino adesso, gli studi geologici si vengono sviluppando essenzialmente seguendo gli interessi economici e politici del paese e delle multinazionali, per cui le discipline piú avanzate sono la geologia del petrolio, l’idrogeologia e le attivitá minerarie. Questo è stato sicuramente un colpo per le persone che entravano all’università con altre curiosità, ben lontane quelle applicazioni. Una delle cose che mi ha colpito di più appena iniziavo i corsi di laurea fu il trovarmi col fatto che la maggior parte degli studenti entravano alla Facoltà di Geologia seguendo proprio quella sete di arricchimento senza nessuna cura per le questioni ambientali e sociali, nemmeno politiche ma piuttosto, con spirito mercenario. Poi ero tremendamente colpita perché la carriera di Geologia si offre all’università pubblica, proprio dove si sono formati i pensatori di sinistra più rilevanti della Colombia e non capivo come i futuri geologi erano completamente disinteressati agli argomenti sociopolitici di un paese in guerra. É da almeno 58 anni che la Colombia è immersa nel conflitto armato fra guerriglie, paramilitari, esercito e delinquenza comune, senza tenere in conto il dolore causato dalla guerra tra i cartelli della droga degli anni 90. Mentre studiavo Geologia, tra il 98 ed il 2003, eravamo di fronte ad un paese in cui la storia di violenza non finiva ma cresceva. Praticamente le città erano isolate dal conflitto armato che si svolgeva in campagna e nelle foreste; in città si sapeva che lassù, lontano in montagna, la gente moriva e non si capiva la volontà politica, bensì, s’intuivano gli interessi economici. Studiare Geologia e andare in campagna sotto lo scudo dell’università pubblica mi consentì, quindi, di uscire dalle isole cittadine e di vedere con i propri occhi la realtà di un paese che mi stupiva con le bellezze naturali e la complessità geologica, ma che mi lasciava percepire nella carne il dolore della guerra. Ogni intanto si arrivava in paesini fantasma, desolati, vuoti, con un odore di paura ovunque e dove la case avevano le pareti bucate dai proiettili. Vicino a uno di quelli stavamo cercando ammoniti con una professoressa russa e dopo un paio di ore è uscito un tipo dal nulla che iniziò a fare domande sul nostro lavoro e ci accompagnò su in montagna. Dopo un po’ di tempo abbiamo notato dei segnali fatti con specchi o qualcosa che permeteva il riflesso dei raggi del sole.... inmediatamente il tipo ci ha detto “basta, non potete andare oltre”. Lì abbiamo capito che eravamo dentro una zona occupata da uno dei tanti gruppi armati. Non potevamo indagare su chi erano e siamo partiti senza completare il numero di campioni, ma è così: dobbiamo lavorare con la geologia che ci è permessa di vedere e di toccare, non con quella che esiste. Un’altra volta eravamo in un’escursione di tettonica nella regione smeraldifera colombiana e siamo capitati in un paesino dominato dai paramilitari. Lì non si poteva andare per strada dopo le 21:00, l’acqua e le medicine venivano amministrate dai paramilitari che decidevano la quantità al mese da dare al popolo. Se finivano prima, non si poteva far niente, loro erano la legge locale. Dunque, studiare Geologia in Colombia non rientra solo nella parte strettamente accademica e professionale. Anche se abbiamo una scuola ben formata, ereditata dalla francese, tedesca e parte nordamericana, non considero sia sufficente e penso che lo studio dev’essere continuamente alimentato dalle proprie esperienze sul campo. Dobbiamo imparare, per forza e quasi in modo autodidatta, ad identificare chi domina il territorio scelto, riuscire a spiegare a qualunque gruppo armato il lavoro fatto da noi, sapere fin dove è permesso di andare, quali sono le regole locali, ecc. Molte volte ci accompagnano bambini della zona in segno di protezione per coloro che non sono stati informati della nostra presenza. Si cammina con la consapevolezza del rischio, del probabile rapimento, di capitare in un campo minato o in mezzo ad uno scontro militare. Comunque, si cammina, ispirati dalla bellezza della natura e dai misteri della nostra Terra, che non sa delle stoltezze umane. In un paese in cui non si è mai fatta una riforma agraria, dove esistono ancora enormi latifondi, dove la disuguaglianza socioeconomica si respira in ogni angolo, fare il geologo non è cosa semplice e forse per generazioni si viene eseguendo un po’ facendo il sordo, il cieco. Per me, andare in campagna significa una sfida che si deve assumere se vogliamo costruire il paese, se vogliamo evitare un disastro come quello successo a novembre del 1985, quando una piccola eruzione del Nevado del Ruiz ha generato un lahar che ha colpito tutto un villaggio, con circa 23.000 morti. Se vogliamo ri-orientare la ricerca per un buon uso delle risorse naturali, idriche e minerali, dobbiamo capire che il governo purtroppo non darà una soluzione immediata ai problemi. Anzi, la via attuale è quella della guerra e di dichiarare qualsiasi movimento guerrigliero come terrorista invece di affrontare i problemi di fondo. Quindi dobbiamo cambiare noi, nel nostro piccolo ambiente d’interazione, sia con la natura stessa, sia con l’uomo. Dobbiamo riuscire a comunicare ai diversi gruppi ciò a cui serve lo studio della Terra, sia in materia di esplorazione, sia in materia utile al riordinamento territoriale, sia in materia di prevensione di disastri. Ma son sicura che ciò non sarà possibile se si continua a lasciare tutta la responsabilità al governo di turno, se continua ad esistere l’indifferenza che caratterizza il geologo colombiano per le problematiche sociali e politiche, se continua l’assurda separazione fra scienza, arte e discipline umanistiche. Ed è proprio ciò in cui dobbiamo lavorare le nuove generazioni, sulla nostra funzione sociale, ma le proposte e le azioni devono venire da noi stessi. Scritto il 7 maggio 2008 |
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Si è concluso nel mese di maggio il progetto
La Colombia, quindi, riunisce una favolosa ricchezza per coloro che hanno deciso d’imparare a leggere il libro della natura terrestre. I primi esploratori degli anni ’20 furono principalmente tedeschi che ci lasciarono le prime carte topografiche e geologiche, anche se già von Humbolt aveva realizzato le prime descrizioni nel XVIII secolo. In seguito, la febbre dell’oro nero ha portato lo sviluppo della geologia del petrolio mentre si faceva sempre più evidente il conflitto interno tra i due partiti politici dominanti, il che, coadiuvato dalla sproporzionata distribuzione di terre e ricchezze, diventava il motore per la nascita dei primi movimenti guerriglieri negli anni ’40.